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QUATTRO 'FAVOLE' INEDITE

DI  GIACINTO   GIMIGNANI

Londra, 1-10 dicembre 2010

 

 

La galleria Moretti presenta a Londra quattro tele inedite di Giacinto Gimignani commissionate probabilmente dal cardinale Giulio Rospigliosi (1600-1699), destinato a divenire papa con il nome di Clemente IX. I soggetti sono tra i più rari ed interessanti, tratte dalle Georgiche di Virgilio, dalla Gerusalemme Liberata del Tasso, dalle Metamorfosi di Ovidio e dalla mitologia

 

 

Andrea BonaiutiQueste quattro ‘favole morali’ qui presentate costituiscono un’aggiunta significativa al catalogo del pittore pistoiese, a lungo attivo a Roma, Giacinto Gimignani, la cui posizione singolare e di prestigio nella pittura italiana del Seicento è un dato ormai acquisito dalla critica moderna. L’importanza delle quattro opere in esame, concepite a coppie di due, risiede nell’alta qualità pittorica e nella committenza da parte dell’illustre famiglia pistoiese dei Rospigliosi, promotrice fedele dell’opera dell’artista.

Il candidato verosimile per la commissione del ciclo qui presentato, all’interno della famiglia pistoiese, è anche il più illustre della casata. Si tratta del cardinale Giulio Rospigliosi (1600-1699), destinato a divenire papa con il nome di Clemente IX in uno dei più brevi pontificati della storia (1667-1669). L’altezza d’ingegno e l’ampiezza d’orizzonti di Giulio Rospigliosi sono attestati da ogni settore a cui si dedicò. Fu uomo di chiesa e, dopo essere stato elevato alla dignità cardinalizia, salì al soglio pontificio, si applicò agli studi letterari e fu capace di dare forma al melodramma e di inventare la commedia musicale, amò le arti e si circondò delle opere degli artisti più grandi del suo tempo: Pietro da Cortona, Nicolas Poussin, Claude Lorrain, Gian Lorenzo Bernini e Carlo Maratta.

I dipinti degli anni Cinquanta di Gimignani, esemplarmente rappresentati dalle due coppie qui rese note, sono caratterizzati da immagini in cui la chiarezza dei gesti e le espressioni degli affetti si caricano di una valenza ideale, in sintonia con i desideri del fedele protettore Giulio Rospigliosi. Che quest’ultimo sia il committente e il responsabile della scelta dei temi illustrati in queste coppie di tele appare ovvio anche alla luce della scelta dei soggetti raffigurati. Giulio infatti scrisse nel 1633 L’Erminia sul Giordano, un melodramma che pur attingendo alla Gerusalemme Liberata del Tasso, si concede ampie licenze,  filtrate sempre in chiave malinconica e meditativa. Non è un caso che il soggetto di una delle due tele dedicate all’eroina sia quella che la vede giungere tra i pastori. L’episodio sottolinea chiaramente il contrasto tra il mondo della guerra, dell’eroismo e dell’azione, da cui proviene Erminia in fuga, e quello pastorale, idilliaco dove trovare pace, di cui si fa portavoce il cortigiano pentito Ergasto - personificato dal pastore colto in tutto il suo stupore per l’apparizione improvvisa della fanciulla - che ora vive felice, lontano dagli inganni e dalle perfidie della vita di palazzo.

Nell’altro dipinto a pendant è raffigurato un soggetto, Erminia che scrive il nome di Tancredi nel tronco dell’albero, legato ancora più strettamente alla poetica di Giulio Rospigliosi. Il lieto fine tra Erminia e Tancredi è atteso invano, infatti, nella Gerusalemme Liberata, mentre nell’Erminia sul Giordano di Rospigliosi Erminia corona l’amore per Tancredi, scrivendo il nome nel tronco dell’albero. Si tratta di un episodio raffigurato in pittura in casi eccezionali, ma che qui appare lecito leggere come una licenza pittorica imposta dal ommittente.

Anche la scelta degli episodi mitologici, tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, raffigurati nella coppia di dimensioni minori, non può essere disgiunta dalla dettatura del committente. Alle virtù da seguire personificate da Erminia nei dipinti più grandi, fa riscontro, nelle tele più piccole, il monito rivolto all’uomo ad evitare i vizi ed in particolare a dominare il desiderio femminile che se, incontrollato, porta inesorabilmente alla perdita della donna amata e alla rovina. Nella brama di possesso di Pan per Siringa si legge l’avvertimento a fuggire dalle basse tentazioni carnali per perseguire un ideale d’amore superiore. Orfeo venne punito per il suo desiderio incontrollato di rivedere la moglie Euridice perdendo definitivamente la donna amata e divenendo, poi, egli stesso oggetto di passione selvaggia da parte delle Menadi che lo uccisero. Triste per la morte di Euridice, Orfeo evitò per tre anni il genere femminile. Presso la popolazione tracia dei Ciconi fu fatto a pezzi dalla furiose compagne di Dioniso in delirio, sia perché invidiose della sua dedizione alla consorte, sia perché gelose e desiderose di avere almeno un pezzo del suo corpo. Le Menadi inferocite, dunque, se lo divisero, risparmiando solo la sua testa che, galleggiando sull’acqua di un fiume e sempre lamentando la perdita di Euridice, arrivò al mare.  

 

 

Sede

Moretti Fine Art Ltd

43-44 New Bond Street

W1S 2SA London

United Kingdom

 

Periodo

1-10 dicembre 2010

 

Orario

da lunedì a venerdì dalle 11 alle ore 18

 

Informazioni

tel.   +44 2074910533

fax   +44 2074910533

e-mail london@morettigallery.com

 

 


CATALOGO

a cura di

Francesca Baldassari

 

con la collaborazione di

Gabriele Caioni

 

Direzione editoriale

Flavio Gianassi

 

Traduzione

Tova Rose Ossad

 

Fotografie

Paolo e Claudio Giusti

Ashmolean Museum, University of Oxford

Fondazione Federico Zeri

 

Impaginazione, elaborazione immagini e stampa

Edizioni Polistampa

 

Il catalogo edito da Polistampa, è disponibile per la vendita su www.polistampa.com.